1 Lettera di Giovanni 5, 20
1 Lettera di Giovanni 5, 20
Caro Gianni, come da te richiesto apro questa discussione, chiedendo a te e agli esperti di lingua greca, di riportare la citazione in greco che possediamo oggi, e
la traduzione letterale ,senza punteggiatura, fedele al testo greco del passo in oggetto.
Grazie
la traduzione letterale ,senza punteggiatura, fedele al testo greco del passo in oggetto.
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- Gianni
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Re: 1 Lettera di Giovanni 5, 20
Ciao, Luigi. Solo adesso ho visto l’apertura della tua nuova discussione. Mi scuso del ritardo, ma sono stato afflitto nei giorni scorsi da un mal di denti tremendo e solo oggi gli antibiotici iniziano a fare effetto.
1Gv 5:20, dunque. Ecco il testo:
οἴδαμεν δὲ ὅτι ὁ υἱὸς τοῦ θεοῦ ἥκει καὶ δέδωκεν ἡμῖν διάνοιαν ἵνα γινώσκομεν τὸν ἀληθινόν καί ἐσμεν ἐν τῷ ἀληθινῷ ἐν τῷ υἱῷ αὐτοῦ Ἰησοῦ Χριστῷ οὗτός ἐστιν ὁ ἀληθινὸς θεὸς καὶ ζωὴ αἰώνιος
Lo traduco letteralmente, parola per parola e senza punteggiatura (nei manoscritti la punteggiatura manca; è il traduttore ad inserirla):
sappiamo poi che il figlio del Dio viene e ha dato a noi intelligenza affinché conosciamo il vero e siamo nel vero nel figlio di lui Yeshùa unto questo è il vero Dio e via terrena.
La cattolica CEI traduce: “Noi siamo nel vero Dio e nel Figlio suo Gesù Cristo: egli è il vero Dio e la vita eterna”.
Si noti qui la forzatura: quel “noi siamo nel vero Dio” non è così nel testo greco che ha solo “noi siamo nel vero”:
ἐσμεν ἐν τῷ ἀληθινῷ (esmèn en to alethinò), “siamo in il vero”.
La Nuova Diodati è simile: “Ma noi sappiamo che il Figlio di Dio è venuto e ci ha dato intendimento, affinché conosciamo colui che è il Vero; e noi siamo nel Vero, nel suo Figlio Gesù Cristo; questo è il vero Dio e la vita eterna”.
Questa traduzione pure manipola traducendo “conosciamo colui che è il Vero”: il testo greco non ha “colui”, ma solo l’accusativo “il vero”.
Queste traduzioni manipolare sono in netto contrasto con Gv 17:3 e con 1Tm 3:16.
Una traduzione conforme al testo greco è: “Noi siamo nel vero attraverso il suo proprio figlio Yeshùa il consacrato. Questo è il vero: Dio e vita eterna”.
1Gv 5:20, dunque. Ecco il testo:
οἴδαμεν δὲ ὅτι ὁ υἱὸς τοῦ θεοῦ ἥκει καὶ δέδωκεν ἡμῖν διάνοιαν ἵνα γινώσκομεν τὸν ἀληθινόν καί ἐσμεν ἐν τῷ ἀληθινῷ ἐν τῷ υἱῷ αὐτοῦ Ἰησοῦ Χριστῷ οὗτός ἐστιν ὁ ἀληθινὸς θεὸς καὶ ζωὴ αἰώνιος
Lo traduco letteralmente, parola per parola e senza punteggiatura (nei manoscritti la punteggiatura manca; è il traduttore ad inserirla):
sappiamo poi che il figlio del Dio viene e ha dato a noi intelligenza affinché conosciamo il vero e siamo nel vero nel figlio di lui Yeshùa unto questo è il vero Dio e via terrena.
La cattolica CEI traduce: “Noi siamo nel vero Dio e nel Figlio suo Gesù Cristo: egli è il vero Dio e la vita eterna”.
Si noti qui la forzatura: quel “noi siamo nel vero Dio” non è così nel testo greco che ha solo “noi siamo nel vero”:
ἐσμεν ἐν τῷ ἀληθινῷ (esmèn en to alethinò), “siamo in il vero”.
La Nuova Diodati è simile: “Ma noi sappiamo che il Figlio di Dio è venuto e ci ha dato intendimento, affinché conosciamo colui che è il Vero; e noi siamo nel Vero, nel suo Figlio Gesù Cristo; questo è il vero Dio e la vita eterna”.
Questa traduzione pure manipola traducendo “conosciamo colui che è il Vero”: il testo greco non ha “colui”, ma solo l’accusativo “il vero”.
Queste traduzioni manipolare sono in netto contrasto con Gv 17:3 e con 1Tm 3:16.
Una traduzione conforme al testo greco è: “Noi siamo nel vero attraverso il suo proprio figlio Yeshùa il consacrato. Questo è il vero: Dio e vita eterna”.
Re: 1 Lettera di Giovanni 5, 20
Grazie Gianni
Spero che tu guarisca dal probblema ai denti
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Re: 1 Lettera di Giovanni 5, 20
Salve a tutti.
Cerco di rispondere a questa domanda posta da Luigi che rimane sempre un ovvietà per le religioni cristiane e cioè: Gesù Cristo è Dio. Questione spinosa ovviamente per gli studiosi laici.
In realtà questo passo è più complesso di come lo ha esposto Gianni.
In realtà la teologia ha volontariamente scelto per convenzione non tradurre -Cristo- trasformandolo in un nome proprio. Cristo non è un nome proprio, ne un nome comune, e nemmeno un'altra forma del sostantivo come ci viene fatto intendere, ma è un aggettivo qualificativo. Questo aggettivo, che per un processo di transcategorizzazione ha cambiato appartenenza e si comporta in tutto il vangelo come il nome di Gesù. La qualifica, o attributo del termine " Cristo" è stato talmente strumentalizzato che ormai psicologicamente il termine viene solo ed esclusivamente associato al nome di Gesù. Quindi, per il fedele che legge il Vangelo vede Cristo (che è una qualità) come se fosse Gesù stesso; ed è questo l'inghippo di tutto il vangelo, oltre le evidenti manomissioni per far sembrare ciò. Cristo non è questo; Cristo è una qualità non il cognome di Gesù.
Detto ciò ritengo, per una giusta informazione e conoscenza, che la traduzione di Gianni rispecchia un'altra teologia che non è conforme al passo in questione, perché non tiene conto del fatto che nel passo in questione Gesù Cristo è riportato al genitivo, quindi la traduzione risulterebbe diversa, risulterebbe che il vero Dio è: l'unzione di Gesù, e non il Gesù fisico.
Al bibiblista non interessa la verità perché si attiene a ciò che è scritto nella Bibbia odierna senza tener conto delle manimissioni teologiche religiose avvenute nei secoli passati. Il lavoro del vero studioso e ricercatore laico ma non ateo che gli interessa la verità, è quello di cercare di capire ciò che la teologia posteriore ha manomesso. Lo stesso vale per i testi ebraici.
Nessuno al mondo sa come fosse scritta realmente la Bibbia in origine, tant'è che dal 1958 alla Hbrew University di Gerusalemme, è partito un progetto che dovrebbe tentare di capire come fosse scritta la Bibbia in origine, perché quella che si ha non è quella originale per gli interventi posteriori dei teologi. In pratica stanno cercando di rimediare a tutte le falsificazioni apportate dalla teologia religiosa.
A questo progetto lavorano studiosi e accademici (soprattutto ebrei) di tutto il mondo, ha una durata prevista di altri 150 anni, cioè considerano di terminarlo nel 2200. Un lavoro enorme.
https://www.pubtheologian.com/the-bible-project/
Questi sono i veri studiosi laici ma non atei. Ma chi ricerca la verità lo fa per portare la conoscenza a l'umanità.
Gualtiero
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Re: 1 Lettera di Giovanni 5, 20
Gualtiero, mi limito a rispondere a questa tua dichiarazione: «Nel passo in questione Gesù Cristo è riportato al genitivo, quindi la traduzione risulterebbe diversa, risulterebbe che il vero Dio è: l'unzione di Gesù, e non il Gesù fisico».
Non è affatto vero che «Gesù Cristo è riportato al genitivo»: Ἰησοῦ è al genitivo, ma χριστῷ è al dativo.
Ora analizza meglio il testo, scopri perché χριστῷ è al dativo e poi dacci la tua traduzione del passo. Soprattutto spiegaci perché mai «risulterebbe che il vero Dio è: l'unzione di Gesù».
Non è affatto vero che «Gesù Cristo è riportato al genitivo»: Ἰησοῦ è al genitivo, ma χριστῷ è al dativo.
Ora analizza meglio il testo, scopri perché χριστῷ è al dativo e poi dacci la tua traduzione del passo. Soprattutto spiegaci perché mai «risulterebbe che il vero Dio è: l'unzione di Gesù».
Re: 1 Lettera di Giovanni 5, 20
Sì Gianni Gesù è riportato al genitivo, e Cristo è riportato al dativo.
Nei Vangeli l'unzione di Gesù non va intesa come quella di Aronne, e cioè l'olio che veniva versato sulla testa, questa è una unzione esteriore. Gesù nessuno lo ha mai unto a ungerlo è Theós che non gli versa nessun unguento esteriore, quindi l'unzione di Gesù è per forza interiore del Nous.
Ti riporto come lo traduco io:
< Siamo consapevoli inoltre che il figlio di Theòs è venuto e ha dato a noi comprensione per riconoscere il vero; e noi siamo nel vero, nel figlio di lui a Unzione di Gesù. Questo è il vero Théos e vita aiónios (che non significa eterna).>
Gualtiero
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Re: 1 Lettera di Giovanni 5, 20
Gualtiero, se vuoi essere preciso non «il figlio di Theòs», ma “il figlio del Dio” (ὁ υἱὸς τοῦ θεοῦ): l’articolo determinativo designa il Dio Uno e Unico di Israele. Sempre per la precisione non «è venuto», ma “viene”: ἥκει è al presente indicativo. La traduzione «a Unzione» è decisamente errata, perché χριστός è un aggettivo (a tre uscite), non un sostantivo. Perché mai poi con la maiuscola? Non hai dunque spiegato perché χριστῷ è al dativo. Studia meglio la costruzione grammaticale greca e lo scoprirai. L’aggettivo αἰώνιος è composto da alfa privativa e da αἰών, letteralmente “senza età”.
Re: 1 Lettera di Giovanni 5, 20
Buon pomeriggio
Non necessariamente, dipende dall'uso che ne fai si può scegliere "di" o "del"Gualtiero, se vuoi essere preciso non «il figlio di Theòs», ma “il figlio del Dio” (ὁ υἱὸς τοῦ θεοῦ):
l’articolo determinativo designa il Dio Uno e Unico di Israele.
Appunto come dicevo dipende dall'uso che ne fai o che vuoi far intendere. L'articolo determinativo designa la divinità suprema che non è detto che si riferisca al Dio di Israele.
meglio ancora, dato che la prima lettera di Giovanni è stata scritta almeno tre quarti di secolo dopo gli eventi Giovanni usa "viene" al presente per indicare il figlio di Dio cioè l'unzione che continua a esercitare.Sempre per la precisione non «è venuto», ma “viene”: ἥκει è al presente indicativo.
lo spiegato più sopra che Cristo Non è un sostantivo ma un aggettivo qualificativo. Lo scritto molto chiaramente sembra di aver scritto per niente.La traduzione «a Unzione» è decisamente errata, perché χριστός è un aggettivo (a tre uscite), non un sostantivo.
la maiuscola va in automatico. Spiegami tu perché scrivi Dio con la maiuscola visto che è un nome comune. Ho spiegato è tradotto Cristo al dativo, adesso fallo tu e spiegalo. Dopo che l'avrai fatto per me il discorso può anche essere concluso perché non mi metterò certo a fare polemica, sei liberissimo come chiunque di credere ciò che vuole.Perché mai poi con la maiuscola? Non hai dunque spiegato perché χριστῷ è al dativo. Studia meglio la costruzione grammaticale greca e lo scoprirai.
Non si tratta di studiare meglio la composizione grammaticale greca; come ti ho già spiegato più sopra:
<Al bibiblista non interessa la verità perché si attiene a ciò che è scritto nella Bibbia odierna senza tener conto delle manimissioni teologiche religiose avvenute nei secoli passati. Il lavoro del vero studioso e ricercatore laico ma non ateo che gli interessa la verità, è quello di cercare di capire ciò che la teologia posteriore ha manomesso. Se tu non riesci a capire dove sono state fatte le manomissioni non arriverai mai ad una verità.>
Aión è un tempo diverso da Kronos, dire eternità, o senza età lo sminuisce. Aion si riferisce a un tempo immobile divino, trascendente, assoluto; contrapposto a Cronos.L’aggettivo αἰώνιος è composto da alfa privativa e da αἰών, letteralmente “senza età”.
Gualtiero
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Re: 1 Lettera di Giovanni 5, 20
Gualtiero, la traduzione di ὁ υἱὸς τοῦ θεοῦ non dipende affatto dall'uso che se ne fa. La lingua greca non è approssimativa ma molto precisa: “di Dio” si dice θεοῦ, τοῦ θεοῦ significa invece “del Dio”.
Non è poi vero che non è detto che si riferisca al Dio di Israele. In tutte Sacre Scritture Greche θεός con l’articolo indica sempre e soltanto il Dio di Israele. È sufficiente usare una concordanza greca per appurarlo.
Sul presente indicativo ἥκει, “viene”, dovresti fare una riflessione. Giovanni usa sapientemente il presente storico.
Se, come dici, hai già spiegato che χριστός è un aggettivo, come ti salta in mente di tradurlo con un sostantivo?
Prendo atto che non hai spiegato perché χριστῷ è al dativo. Non posso che invitarti di nuovo a studiare meglio la costruzione grammaticale greca.
Personalmente, visto che me lo domandi, scrivo “Dio” con la maiuscola per rispetto. E già esagero in audacia, perché un ebreo scriverebbe al massimo “D-o”.
È infine strano che proprio tu mi parli di manomissioni teologiche, considerata la tua traduzione.
Riguardo alla parola “tempo”, è vero che αἰών è diverso da χρόνος, ma definire αἰών eternità non è affatto sminuente. Già l’etimologia del termine ti porta a questa conclusione; in più, teologicamente l’αἰών rappresenta il tempo immoto e inesauribile della dimensione divina. Χρόνος è la temporalità, il nostro tempo relativo, quello che scorre e che suddividiamo in passato, presente e futuro. Καιρός indica il tempo stabilito da Dio.
Il tema è molto profondo, oltre che interessante. Alcuni anni fa ne parlammo a Sophia - la filosofia in festa, in una edizione che aveva per tema proprio il tempo.
Non è poi vero che non è detto che si riferisca al Dio di Israele. In tutte Sacre Scritture Greche θεός con l’articolo indica sempre e soltanto il Dio di Israele. È sufficiente usare una concordanza greca per appurarlo.
Sul presente indicativo ἥκει, “viene”, dovresti fare una riflessione. Giovanni usa sapientemente il presente storico.
Se, come dici, hai già spiegato che χριστός è un aggettivo, come ti salta in mente di tradurlo con un sostantivo?
Prendo atto che non hai spiegato perché χριστῷ è al dativo. Non posso che invitarti di nuovo a studiare meglio la costruzione grammaticale greca.
Personalmente, visto che me lo domandi, scrivo “Dio” con la maiuscola per rispetto. E già esagero in audacia, perché un ebreo scriverebbe al massimo “D-o”.
È infine strano che proprio tu mi parli di manomissioni teologiche, considerata la tua traduzione.
Riguardo alla parola “tempo”, è vero che αἰών è diverso da χρόνος, ma definire αἰών eternità non è affatto sminuente. Già l’etimologia del termine ti porta a questa conclusione; in più, teologicamente l’αἰών rappresenta il tempo immoto e inesauribile della dimensione divina. Χρόνος è la temporalità, il nostro tempo relativo, quello che scorre e che suddividiamo in passato, presente e futuro. Καιρός indica il tempo stabilito da Dio.
Il tema è molto profondo, oltre che interessante. Alcuni anni fa ne parlammo a Sophia - la filosofia in festa, in una edizione che aveva per tema proprio il tempo.